sabato 24 ottobre 2009
Nuova cantoria a Torino
martedì 20 ottobre 2009
Metropolita Zizoulas Difendiamo il dialogo ecumenico contro chi lo contesta
Il 2° round del dialogo tra cattolici ed ortodossi è in corso a Paphos (Cipro) dal 16 al 23 ottobre. Esso però sembra non avere vita facile. Due giorni fa, gruppi di monaci ortodossi tradizionalisti e sacerdoti ortodossi di Larnaca hanno disturbato l’incontro della Commissione mista, domandando all’arcivescovo Chrisostomos di fermarla. Essi reputano che il dialogo fra le due Chiese miri a “sottomettere l’Ortodossia al papa di Roma”. Eppure proprio su quest’isola, terra martoriata e di antiche tradizioni cristiane, divisa dall’ultimo muro presente in Europa, quello fra greci e turchi, Benedetto XVI giungerà in visita nel giugno 2010.
Il dialogo della Commissione mista cattolico-ortodossa ha avuto inizio a Ravenna nel 2007 dove è stata firmata la road map del processo verso la piena unità. Il documento di Ravenna, di grande importanza, è basato sull’ecclesiologia del primo millennio, quando le due Chiese erano in piena comunione, benché anche allora sorgessero ogni tanto delle divergenze.
Al documento di Ravenna è mancata la firma della Chiesa ortodossa russa , ritiratasi per le divergenze con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli sulla questione della Chiesa estone. Ma in questi giorni essa partecipa ai lavori. Il Patriarca Bartolomeo I ha ribadito due giorni fa a Costantinopoli che “partecipare al dialogo è nostro dovere ed un obbligo. Il dialogo è una strada senza ritorno”.
Proprio il punto sul dialogo è il tema di una intervista assai articolata che il metropolita di Pergamo Giovanni Zizoulas ha rilasciato al giornalista cipriota Aris Viketos. Zizoulas è copresidente – insieme al card. Walter Kasper - della Commissione mista, un eminente teologo e una figura carismatica, convinto sostenitore del dialogo.
Negli ambienti ecumenici si dice che con questa intervista Zizoulas invia importanti segnali ad alcuni settori del pianeta ortodosso. Essi, benché minoritari, hanno la voce grossa e contestano il dialogo, perché essi stessi sono vittime di un certo narcisismo tradizionalista che rasenta l’infallibilità. L’intervista critica anche certi settori della Chiesa cattolica imbrigliati in un eccessivo razionalismo dogmatico, e vogliono che nulla sia cambiato.
Con acutezza, lo stesso Zizoulas, commentando ad AsiaNews la situazione del “pianeta cristiano” di oggi, ha detto: “Il mondo cristiano di oggi ha molti vescovi, pochi teologi e scarsa conoscenza ecclesiologica”.
Il dialogo e il Patriarcato ecumenico
Ritornando all’intervista, Zizoulas mette anzitutto in chiaro che “la decisione di partecipare al dialogo con la Chiesa cattolica è stata presa all’unanimità da tutte le chiese ortodosse. Pertanto inveire conto il dialogo, il Patriarcato Ecumenico e la mia persona è ingiusto. Tutte le chiese ortodosse sono state d’ accordo sull’ importanza del dialogo e sul fatto che esso deve continuare”
“Il Patriarcato Ecumenico - prosegue - come in tutti le altre questioni ortodosse, ha solo un ruolo di coordinamento e noi come gli altri membri della Commissione siamo degli esecutori impegnati, secondo la nostra propria coscienza, nel mandato che ci è stato assegnato. Siamo aperti alle critiche perché non siamo infallibili, come i nostri critici non sono infallibili. Chi non vuole il dialogo, si oppone alla comune volontà di tutte le Chiese ortodosse”.
Sulle prese di posizione dei monaci del Monte Athos – molto contrari al dialogo – il metropolita di Pergamo è esplicito: “Rispetto il loro parere e le loro sensibilità sulle questioni di fede. Ma perché essi devono avere il monopolio della verità sulle questioni di fede? Gli altri capi delle Chiese sono forse privi di tale sensibilità? Tutti i fedeli della Chiesa hanno diritto ad esporre il proprio pensiero. Ma tutti i pareri devono sottostare al vaglio dei sinodi. Se il grande Padre della Chiesa san Basilio metteva a giudizio dei sinodi il suo parere, figuriamoci noi!”.
Il primato petrino
I monaci del Monte Athos e alcuni settori conservatori del pianeta ortodosso contestano il Patriarcato ecumenico di cedere a Roma sulla questione del primato pietrino. Chiamato a rispondere su questa questione, Zizoulas dice: “A questi monaci, che ritengo non si considerino infallibili, come non lo è la mia modestia, dico che la questione del primato è questione ecclesiologica. E l’ecclesiologia come si sa, fa parte della dogmatica, cioè della fede. Quando si dialoga su questa questione, si prende in esame una nostra divergenza dogmatica. Non c’è alcuna intenzione di tralasciare altre questioni dogmatiche… Semplicemente, la nostra esperienza ci ha dimostrato che bisogna prima concordare su questioni basilari dell’ecclesiologia, perché la questione del primato è stata fatale e tragica nei rapporti tra mondo ortodosso e cattolico”.
“Il testo di Ravenna - continua Zizoulas – è molto importante, ma purtroppo non ha ricevuto la dovuta attenzione e divulgazione. É stato concordato che il primato, a qualsiasi livello esso venga esercitato, va inteso nel suo carattere sinodale. É questo che sostiene ed applica la Chiesa ortodossa e trova le sue radici nel 34 canone apostolico… Anche la Chiesa ortodossa ha dei primus, ma essi non posso decidere senza il sinodo; ma neppure il sinodo senza di loro. Questo punto focale è stato accettato all’incontro di Ravenna, malgrado esso non concordi con [la concezione de] il primato come monarca. Il secondo punto del documento di Ravenna è che il primato si riallaccia al concetto di pentarchia dei patriarcati [1]. Questo valeva durante il primo millennio, e questo dovrà valere, anche nel caso in cui i restanti presupposti del primo millennio manterranno la loro validità. Ragion per cui non si capisce la loro [dei monaci del Monte Athos] opposizione al dialogo. Dobbiamo tutti accettare [tali conclusioni] e nel caso in cui anche il papa accetti la struttura canonica della Chiesa come era configurata nel primo millennio, dovremmo essere tutti felici… Il testo di Ravenna fa propri i principi basilari della Chiesa del primo millennio”.
Gli uniati
Sulla questione uniata e le conseguenti divergenze emerse con la Chiesa cattolica il metropolita di Pergamo riferisce che la questione uniata “non ha mai smesso di costituire per noi ortodossi una questione seria. Sono state fatte lunghe discussioni nel contesto del dialogo e abbiamo concordato con la Chiesa cattolica di non prendere l’uniatismo come modello verso l’unità e neanche di usarlo come modello di proselitismo. La questione uniata verrà presa in considerazione quando verrà affrontato il primato nel 2 millennio, quando appunto è nato tale fenomeno”.
Ecumenismo: eresia?
Alla domanda se l’ecumenismo costituisce un’eresia, Zizoulas ha risposto: “Per definire qualcuno come eretico, occorre esaminare se quel qualcuno rifiuta i principi fatti propri dai sinodi ecumenici. Da parte di chi fra gli ortodossi partecipa al dialogo ecumenico non mi risulta alcuna deviazione dai principi della fede. Inoltre saper dialogare con chi è contrario al proprio credo non ti rende eretico. Il dialogo ecumenico non ha nulla da nascondere e il nostro cammino è ancora lungo”.
Sulle prospettive del dialogo, Zizoulas ha concluso dicendo: “La storia è guidata da Dio. Chi proclama che l’unità della chiesa è impossibile, significa che lui si sostituisce a Dio. Chi siamo noi che vogliamo predeterminare il futuro? Noi siamo chiamati per lavorare anche con fatica perché tutto diventi uno . Se non mettiamo in atto questo, o lo facciamo a scapito della fede dei nostri padri, allora renderemo conto al nostro Dio. L’esito finale sta nelle Sue mani. Lui troverà il modo per far valere la Sua volontà, perché tutti siano uno. Noi semplicemente dobbiamo lavorare per l’unità”.
[1] La Chiesa del primo millennio era amministrata dai 5 Patriarcati: Roma, Costantinopoli, Alessandria, Gerusalemme, Antiochia. Il primato toccava a Roma.
Fonte: Asianews
lunedì 19 ottobre 2009
Benedizione nuova chiesa a Ravenna

Domenica 18 ottobre 2009
è stata inaugurata la nuova Chiesa Ortodossa "Protezione della Madre di Dio"
Ravenna
Durante il sacro rito Sua Eminenza l'Arcivescovo Innokentij ha benedetto il nuovo Tempio e ha ordinato sacerdote Sergey Averin che viene così ad affiancarsi agli altri due sacerdoti della parrocchia: il rettore e parroco Archimandrita Mark Davitti e lo ieromonaco Seraphim Valeriani.
Dal mese di novembre ogni domenica alle ore 9 sarà celebrata regolarmente la Divina Liturgia.


sabato 26 settembre 2009
Padre Mikail Shyvar

Pescara, Abruzzo - La Comunità ortodossa russa di Pescara ha perso il suo Parroco: oggi, 26 settembre 2009, alle 9.15 circa il cuore di Padre Mikail Shyvar ha cessato di battere.
Padre Mikail, 51 anni, ucraino, Sacerdote del Patriarcato di Mosca, è stato colpito da grave ictus emorragico all’emisfero cerebrale occipitale lunedì 21 settembre 2009, nella festa della Natività della Madre di Dio. In poco tempo, il quadro clinico è evoluto verso uno stato di coma profondo, dal quale non si è più risvegliato.
L’emorragia ha poi interessato tutto l’emisfero dominante sinistro del cervello causando edema cerebrale e progressivo peggioramento del quadro clinico nella giornata di venerdì 25 settembre 2009.
Chiediamo per la sua anima le Vostre incessanti preghiere.
La salma di Padre Mikail si trova presso l'obitorio dell'Ospedale Civile "Santo Spirito" di Pescara.
MEMORIA ETERNA!!!
Sua Eminenza,
dopo aver ricevuto la triste notizia della morte del rettore della parrocchia in onore della Natività della Beata Vergine nella città di Pescara (Italia), Arciprete Mikail Shyvar, laureato in teologia presso Accademia Teologica di San Pietroburgo, esprimo sincere condoglianze a Lei, tutti i parenti e gli amici del defunto, così come i parrocchiani.
Padre Mikail Shyvar era un pastore zelante, confessore della fede, che ha fatto molto per la protezione della Santa Ortodossia in Galizia, salvaguardando la fedeltà alla Chiesa Madre negli anni più bui.
Negli ultimi anni della sua vita ha svolto il suo servizio in Italia, nella nuova formazione parrocchiale, dove ha creato una comunità splendida, che riunisce centinaia di fedeli ortodossi. La morte prematura del padre Mikail è una grande perdita per tutti i suoi figli spirituali. Elevo preghiere al Signore Misericordioso, affinché la sua anima riposi in pace fra i giusti.
Eterna memoria al pastore della Chiesa di Cristo, arciprete Mikail.
Con amore nel Signore
+ Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia
sabato 19 settembre 2009
giovedì 17 settembre 2009
Basta con gli architetti star e le loro chiese scattola
di Vittorio SgarbiNon è particolarmente originale affermare che Gianfranco Ravasi è persona intelligente e sensibile, ma è certamente bello trovarlo su un campo in cui la chiesa e molti preti hanno gravi responsabilità, ed è, per chi ha un ruolo importante come Ravasi più facile fingere di non vedere o ripararsi dietro a formule di comodo. Per intendere fino a che punto io condivida il suo pensiero, mi sembra utile citare uno stralcio di un mio articolo su questo giornale, il 29 agosto. Non avevo parlato con Ravasi e non conoscevo il suo pensiero. «Le biblioteche nuove come questa, minacciata a Milano, sono come le moderne architetture religiose, senza anima e vita rispetto alle chiese gotiche, rinascimentali e barocche». Oggi Ravasi esce, candidamente, allo scoperto, e dichiara: «Un certo cattivo gusto nelle chiese oggi è un dato di fatto. Per questo è indispensabile una formazione di tipo estetico a partire dai seminari e dalle parrocchie».
Come è nella sua natura Ravasi guarda quello che ha davanti e parla con immediatezza. Gli torna alla memoria il pensiero di quell’altro prete straordinario e umanissimo che era David Maria Turoldo, ancora più severo: «Oggi le chiese sono come un garage dove Dio viene parcheggiato e i fedeli sono parcheggiati davanti a lui». Il destino gli ha risparmiato la visione dell’orrido edificio concepito per la povera città di Foligno da Fuksas, che sembra aver voluto dare corpo alle parole di Turoldo e ha edificato un garage chiamandolo chiesa. Si tratta dell’architettura religiosa di più recente costruzione, ma se si escludono le chiese progettate da Mario Botta con forti richiami alla tradizione romanica, le preoccupazioni di Ravasi e la profezia di Turoldo sono purtroppo confermate da una realtà catastrofica. Prima di tutto gli architetti hanno perso il cielo: sono sparite cupole e volte e ogni riferimento alla sfera celeste. Questa aberrazione (fortunatamente scongiurata nella rigorosa ricostruzione della cattedrale di Noto, per la quale mi sono battuto anch’io con un altro prete dotto e sensibile, il vescovo Chenis, perché la decorazione pittorica e plastica fosse coerente con le linee architettoniche restituite), è evidente nella chiesa matrice di Menfi parzialmente abbattuta con il terremoto del Belice. Per non rischiare il falso storico (che in architettura è un concetto assai opinabile, se soltanto si pensa al tempo di costruzione del Duomo di Milano), l’architetto Gregotti ha pensato bene di rovesciare la direzione dell’architettura e di integrarla con linee geometriche a forma di scatola, a lui tanto cara, in cemento armato. Ne è uscito un aborto che ha sfigurato l’edificio sia all’esterno che all’interno.
Evidentemente gli architetti, soprattutto quelli di grido, non riescono a superare le loro convinzioni atee e si applicano a una chiesa come un supermercato, prima di tutto negando lo spirito di elevazione che l’architettura nella sua vastità intende indicare. Ecco quindi la predilezione per le scatole e un linearismo funesto. Ne è un esempio il santuario di San Gabriele al Gran Sasso sfortunatamente risparmiato dal terremoto: un gigantesco garage con un avancorpo di cemento armato per proteggere le migliaia di pellegrini il cui numero dovrebbe giustificare l’assoluta assenza di spiritualità e anche la prepotenza di spazi informi sovrapposti alla piccola chiesa dedicata al santo all’inizio del secolo scorso. Le architetture religiose contemporanee denunciano l’assenza di fede e sembrano negare il mistero. Non c’è spazio per cripte, presbiteri, transetti riferimenti alla croce, vertigini luminose.
Se Dio esistesse assomiglierebbe a un operaio in fabbrica, e ogni pompa e sfarzo, come nella chiesa storica risulterebbero impropri e inopportuni. Così le nuove chiese tentano pateticamente di somigliare a stabilimenti industriali in ossequio a un’ideologia che intende la bellezza e la ricchezza come una colpa. Ha dunque ragione monsignor Ravasi quando pone la questione in termini di formazione, di studio, di estetica. L’estetica della chiesa come quella del teatro fa riferimento a una realtà sociale, di identificazione in valori comuni, allegati alla religione e alla letteratura. Oggi individualismo e scetticismo hanno cancellato questi valori condivisi e l’architettura mostra i segni evidenti di questa crisi dell’uomo e dei suoi valori. È singolare che lo stesso disagio segnalato da Ravasi e da Turoldo si riscontri anche nel mondo del teatro, luogo per eccellenza di rappresentazione di valori umani condivisi e di cui è evidente la doppia crisi, sia negli spazi architettonici sia nella produzione letteraria. Ciò che si è perduto è la spiritualità dell’uomo che non si proietta neppure nelle architetture religiose.



